30/03/2012

Come aiutare una persona che soffre di attacchi di panico

A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, Psicologa e Psicoterapeuta a Roma

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Non se ne parla spesso ma è bene evidenziare quanto sia importante l'informazione e il sostegno da parte dei familiari di coloro i quali sono affetti da Disturbo di Panico.

Ricordiamo che il paziente che soffre di attacchi di panico si trova a dover affrontare un problema che non conosce e per cui soffre molto, il più delle volte in silenzio proprio perchè ha paura di "sembrare pazzo" agli occhi di parenti ed amici.

Molto spesso dopo l'insorgenza di attacchi di panico spontanei il paziente può sviluppare delle condotte di evitamento di situazioni reputate come “pericolose”, in cui pensa di avere un maggior rischio di sperimentare di nuovo l’attacco stesso.

E’ dunque fondamentale che i familiari coinvolti si informino rispetto a questo problema e chiedano il supporto di un terapeuta al fine  di essere in grado di affrontare e gestire assieme al paziente il timore del ripetersi delle crisi e fornirgli appoggio.

Ecco qualche utile suggerimento per aiutare e sostenere in modo valido familiari e amici che soffrono di questo invalidante disturbo:

 

 - Credere ai sintomi che il paziente accusa, mostrando accettazione, comprensione e disponibilità all’ascolto.

- Convincere il paziente a consultare uno specialista: i disturbi d’ansia possono guarire se curati.

-  Motivarlo a farsi aiutare e ripetere di avere pazienza, in quanto la terapia può determinare miglioramenti solo dopo qualche tempo.

- Non prenderlo in giro, evitare giudizi o critiche se non riesce ad intraprendere un viaggio, prendere l’autobus o la metropolitana o a entrare in un centro commerciale (L’ansia che assale il paziente quando si ritrova in queste situazioni “a rischio” spesso lo spinge ad evitare una svariata quantità di attività -viaggi, situazioni sociali, spostamenti- e ciò implica una forte limitazione della libertà sia del paziente sia di coloro che gli vivono accanto. E’ necessario per questo sostenere e appoggiare la persona che soffre senza umiliarla o giudicarla).

 

12/01/2012

Bambini e Panico

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 A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma


 

 

Secondo Nelless e Barlow (1988)anche i bambini possono manifestare i sintomi tipici del Panico.

Gli attacchi veri e propri però si presentano in modo diverso da ciò che si osserva negli adulti: prevalentemente i bambini raccontano sintomi e meno pensieri relativi al panico perché sono inferiori le loro capacità di elaborazione cognitiva.

Solitamente nei colloqui con lo psicologo i bambini riferiscono maggiori sintomi fisici rispetto a quelli cognitivi in modo particolare palpitazioni, tremori, vampate di caldo o brividi di freddo, mancanza d’aria, sudorazione  confusione.

Il bambino affetto da panico spesso cambia carattere, diventa reattivo e violento, ma è molto importante che impari ad esprimere le proprie emozioni: il pianto è un segnale da non sottovalutare.

Di solito i bambini che soffrono il disturbo di panico sono sensibili, temono il giudizio degli altri e soffrono di intensi sensi di colpa.

I disturbi di panico che si manifestano nei bambini sono in genere provocati da stimoli o situazioni specifiche.

Nei bambini giocano un ruolo importante anche fattori temperamentali: alla base dell’attacco di panico si riscontra spesso un quadro caratterizzato da timidezza e inibizione comportamentale di fronte a situazioni non familiari, frequentemente associato con altre manifestazioni ansiose o depressive.

Secondo Rosenbaum (1997) l’ansia dei genitori costituisce un fattore di rischio per l’esordio di una sindrome ansiosa in bambini particolarmente inibiti.

Il temperamento del bambino costituisce dunque un fattore di vulnerabilità per il panico per la cui manifestazione però devono concorrere anche fattori ambientali.

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Rovetto F., (2003) Panico. Origini, Dinamiche, terapie. Milano,Mc Graw-Hill

14:10 Scritto da: francesca.sacca | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

26/11/2011

Attacchi di panico: come superarli con la psicoterapia cognitivo-comportamentale

Articolo a cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma

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Come attestato da diversi studi empirici, attualmente la psicoterapia più efficace per gli attacchi di panico è quella cognitivo-comportamentale. Tale forma di psicoterapia si basa sul presupposto che, durante un attacco di panico, la persona tende ad interpretare alcuni stimoli esterni (es. code nel traffico, luoghi chiusi, luoghi aperti) o interni (es. tachicardia, sensazione di svenimento, confusione mentale) come il segnale di un’imminente catastrofe; tali interpretazioni, spaventando la persona, scatenano l’ansia, con i relativi sintomi mentali e fisici.

Si tratta di una psicoterapia breve in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema e, insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali, nell’intento di spezzare i circoli viziosi del panico.

I sintomi dell’ansia possono essere interpretati come il segnale di un imminente infarto, per cui si possono fare pensieri del tipo “Sto per avere un infarto!”, “Sto per morire!”; in questo modo l’ansia può crescere fino a sfociare in un vero e proprio attacco di panico.

La terapia cognitivo-comportamentale interviene su ognuna delle aree dove agisce il panico: sintomi fisici, pensieri disfunzionali e comportamento.


SINTOMI FISICI: Uno dei primi obiettivi della terapia cognitivo comportamentale sarà aiutare il paziente a capire che gli sgradevoli sintomi fisici che prova durante l’attacco di panico (tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione, sbandamento, nausea, disturbi addominali) non sono pericolosi bensì sono solo una conseguenza dell’ansia.: il paziente impara a capire che nulla di quello che si teme quando attua i tipici “pensieri catastrofici” accadrà veramente. Questa consapevolezza aiuta a interrompere il circolo vizioso dell’ansia ed evita un peggioramento delle sensazioni fisiche spiacevoli. Inoltre il terapeuta può insegnare al paziente tecniche mirate (rilassamento, controllo della respirazione, ecc.) grazie alle quali il paziente impara a fronteggiare le spiacevoli sensazioni fisiche dovute al panico.

 

ANALISI DEI PENSIERI DISFUNZIONALI: Al paziente si insegna ad individuare i pensieri disfunzionali legati alle situazioni che causano l’attacco di panico e poi a valutarli con oggettività: sono pensieri realistici o realmente preoccupanti?

Il paziente imparerà gradualmente come l’attacco di panico sia dovuto ad un errore di "interpretazione" delle sue sensazioni, percepite
come dannose. Le convinzione errate che stanno alla base del circuito disfunzionale del panico sono quelle che ci si trovi in pericolo di vita, che si possa perdere il controllo delle proprie azioni o magari impazzire. Quando si giunge a comprendere che queste credenze sono errate, il paziente si tranquillizza e riesce a gestire in modo più funzionale la sintomatologia.

AZIONI E COMPORTAMENTO: Gradualmente si porta il paziente a ridurre le "situazioni" evitate a causa del timore degli attacchi di panico. Si comincerà da quelle più facili, per passare via via a quelle più “paurose”. Il paziente potrà così rendersi conto, direttamente e in prima persona, che esse non costituiscono un pericolo oggettivo per la sua incolumità. Questo è uno dei modi più efficaci per riuscire ad affrontare le proprie paure e riappropriarsi della propria vita.